Il ricordo e la memoria (10 febbraio 2006). Son tornati i tempi cupi?
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Venerdì scorso il Belpaese ha celebrato in pompa magna la "giornata del ricordo", atto di dovuta rimembranza nei confronti degli infoibati di Istria e Dalmazia e di coloro che nell'immediato dopoguerra hanno dovuto lasciare casa e terre per un "esilio" in Italia oppure oltre oceano. Il Presidente della Repubblica Ciampi ha voluto ricordare così le migliaia di vittime della "pulizia etnica comunista", ed invitato gli Italiani tutti ad un sussulto di patriottica solidarietà con i nostri connazionali vittime di quest'ennesima barbarie.
Prima di entrare nel vivo delle mie considerazioni, desidero fare una premessa.
Mi sono proprio stufato di tutte queste "giornate alla memoria". Ormai non passa settimana senza che ci sia una "giornata qualsiasi" a favore di qualcosa o di qualcuno. La giornata del bambino malato, la giornata della donna violentata, la giornata degli animali vivisezionati, la giornata dei fessi. Non che i problemi di volta in volta sollevati non siano gravi, anzi spesso gravissimi, e non meritino tutta la nostra più vigile attenzione. Un esempio per tutti il 27 gennaio, data scelta in tutto il mondo per il ricordo di tutte le vittime dell'Olocausto.
Ma siamo veramente sicuri che queste cerimonie un po' stantie di lutto collettivo, di autoincensamento o autoinceneramento, servano veramente a qualcosa, tranne che a fare opera di fundraising per le onnipresenti associazioni che debbono vivere (e spesso speculare) sulla memoria ormai diventata un business fiorente? La prova provata che non servono proprio a nulla la sperimentiamo con mano in questi giorni. Facciamo ammenda per gli orrendi crimini contro l'umanità commessi da Hitler (o Stalin), e partecipiamo a guerre imperialiste a causa delle quali muoiono migliaia di innocenti, su cui scarichiamo bombe dall'altezza (sicura) di 10.000 piedi e scaraventiamo litri di fosforo bianco. Combattiamo (a parole) la tortura, e poi rinchiudiamo centinaia di poveracci in carceri del terzo mondo, ma anche scuole o caserme nostrane, dove diamo sfogo ai nostri più perversi istinti brutali. Lavoriamo tutti per la prevenzione delle malattie, ma al contempo continuiamo a sovvenzionare e difendere i posti di lavoro creati da industrie farmaceutiche sempre meno attente ai dettami dell'etica professionale e sempre pronte a fondare le loro ricerche sul sangue dei popoli colorati, in continenti di cui a nessuno frega nulla.
Insomma, anche la "giornata del ricordo" si aggiunge alla lista delle cerimonie che non servono a nulla. Ma c'è di più. Si tratta di un'operazione pericolosa ed apologetica.
La vicenda delle foibe rappresenta certo uno degli barbari eventi cui ci è toccato assistere durante la seconda guerra mondiale. Però, un ricordo senza memoria è come una torta alla panna senza dentro la crema inglese, una sorta di pasticcio indigesto e pieno del burro appiccicoso della retorica. Non si può infatti liquidare tutto sotto la categoria spalmatutto degli "orrori della guerra", una sorta di notte in cui tutte le vacche sono nere. Per ricordarsi fino in fondo di un evento, anche tragico ed in sé contraddittorio, bisogna fare nomi e cognomi. Bisogna dire che nelle foibe ci sono finiti innocenti, donne e bambini, ad opera dei partigiani titini. Ma bisogna anche rammentarsi di chi è finito alla Risiera San Sabba, o definire chiaramente le responsabilità di chi ha invaso la Jugoslavia, o di chi ha (durante un Ventennio) condotto una politica di italianizzazione forzata e becera lungo un confine labile come quello di Istria e Dalmazia. Bisogna anche chiedersi quale esercito (e composto da quali soldati, di quale parte politica) ha letteralmente sbaraccato e lasciato al loro terribile destino gli abitanti delle "province perdute". Tanti arditi della Xa MAS dovrebbero porsi alcune questioni circa il loro "arditismo".
Tutti gli amici che abitano oggi in provincia di Trieste sanno benissimo che la responsabilità ultima di quanto è successo ricade sul fascismo e sui fascisti. Senza il fascismo, senza la sua guerra, Istria e Dalmazia non sarebbero oggi pezzi di due Paesi stranieri. Non ci sarebbe stato l'odio antislavo oppure l'odio antiitaliano. E noi non avremmo bisogno di celebrare alcuna "giornata del ricordo", visto che non ci sarebbe nulla da ricordare.
Sarebbe bene, quindi, che non usassimo una memoria selettiva nel ricordarci delle cose. Altrimenti rischiamo di fare lo stesso errore dei vecchi Jugoslavi, per i quali gli infoibati (anche i ragazzini), solo perché italiani, erano tutti razzisti antislavi o fascisti. E né la verità storica, né la millantantata "unità degli Italiani" davanti alle tragedie della guerra ne guadagnerebbero.
